E’ primavera! Tempo di bilanci! – III atto

Possiamo utilizzare al meglio l’occasione del bilancio? Proviamoci…

Riprendiamo a parlare di indicatori per l’analisi dei bilanci applicati al Terzo Settore.

Dopo la parte generale e qualche commento sul ROE (vedi precedenti post), parliamo ora del ROI: Return on Investments, cioè il Reddito Operativo (EBIT) rapportato al Capitale Investito Netto Operativo.

Cioè al rapporto fra quanto resta dei ricavi, dedotti tutti i costi operativi (acquisti, personale, spese di funzionamento, ammortamenti, ma senza ancora considerare gli oneri finanziari per i debiti e i dividendi) e il totale dell’attivo, al netto di immobilizzazioni e ammortamenti non riferiti all’attività.

In altri termini rappresenta sinteticamente la capacità di “far fruttare” le risorse che si impiegano, in particolare le immobilizzazioni funzionali alla produzione (che in verità nella maggior parte degli ETS sono poca cosa, dato che la parte prevalente dell’attività è svolta tramite l’utilizzo dell’elemento umano, più che di strutture fisse o di mezzi di produzione).

L’indicatore risulta però interessante quando: a) un ETS svolge un’attività per la quale ricorre a immobilizzazioni importanti (edifici, macchinari per la produzione, automezzi… pensiamo ad esempio ad una casa di riposo o ad una Cooperativa di inserimento lavorativo); b) viene programmato un acquisto del genere: in tal caso il ROI, calcolato nel business plan previsionale, ha la funzione di indicare la “recuperabilità” dell’investimento collegata alla potenziale redditività dell’ente.

(N.B.: da pochi anni viene studiato e diffuso lo SROI “Social Return On Investments”, indicatore che vuole valutare l’impatto sociale di un investimento. Il tema è molto interessante, ma richiederebbe un apposito post; il collegamento dello SROI con il ROI è piuttosto labile, avendo logiche di costruzione e di significatività diverse).

Un altro indicatore che può essere utile elaborare e valutare è il R.O.S.: Return on Sales, cioè il reddito operativo (lo stesso già utilizzato per il ROI) rapportato alle Vendite. Il ROS è un indicatore di redditività particolarmente importante per determinare la capacità che ha l’azienda di generare profitti netti sulle vendite. Se il tuo ROS è del 9%, significa che ogni 100 euro di vendite che effettui, hai un rendimento di 9 euro. Ovviamente qui con il termine di “vendite” si intendono i ricavi derivanti dalle attività tipiche dell’ETS (che possono essere anche contributi degli enti pubblici, ricavi da convenzioni, etc.). Un utilizzo particolarmente significativo del ROS si ha in un sistema di Controllo di Gestione, laddove l’ETS abbia fonti di ricavi rivenienti da attività diverse, e sia in grado di ricostruire, tramite l’utilizzo di una contabilità gestionale, i vari ROS per ogni attività. In questo modo si ottiene l’evidenza sintetica di quali attività siano più o meno produttive di redditività.

Ultimo indicatore, il ROD.

Return on Debt, cioè Oneri finanziari rapportati ai debiti onerosi. Ci rappresenta sinteticamente il costo del “servizio del debito”. Ha significato ovviamente solo laddove l’ETS faccia ricorso a risorse di terzi, onerose, cioè al credito bancario, o a prestiti sociali, o a soci sovventori.

A volte può essere complesso calcolare correttamente in denominatore, in quanto è necessario tenere conto delle variazioni dell’importo del debito nell’anno, se sono significative.

Un buon utilizzo di questo indicatore lo si ottiene rapportandolo ai costi medi del finanziamento bancario, quindi utilizzando indici ricavabili dai siti di statistiche di tassi bancari (vedi ad es.: www.bancaditalia.it) oppure valutando separatamente il costo del debito bancario e quello dei prestiti sociali e/o dei soci sovventori, in vista soprattuto della convenienza ad incrementare o diminuire il ricorso all’una o all’altra categoria di risorse finanziarie.

Dulcis (si fa per dire…) in fundo: come leggere gli indici di bilancio

Elaborare gli indici di bilancio per un esercizio soltanto serve a poco: ogni informazione è utile, ma questi indicatori forniscono un valore aggiunto di conoscenza se sono posti a confronto:

a) su un arco temporale almeno triennale: in questo modo si comunica sinteticamente l’evoluzione dell’efficienza della gestione dell’ETS; b) se raffrontati anno per anno con dati di sistema aggregati, in questo modo l’ETS si “colloca” idealmente in una scala di raffronto con entità analoghe.

Chi è l'autore

Pluriennale esperienza in Banca d'Italia, dal 2002 è consulente finanziario indipendente, operando sia per aziende profit che per organizzazioni nonprofit nel campo delle relazioni banca-industria, sotto l'aspetto del credito, della finanza, della formazione. È Amministratore e Direttore di Cooperative Sociali e di organizzazioni non profit.

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