E’ primavera! Tempo di bilanci! – II atto

Possiamo utilizzare al meglio l’occasione del bilancio? Proviamoci…

Il Terzo Settore ottiene molto spesso ottimi risultati in termini di efficacia dell’azione sociale; talvolta analoghi risultati sono ottenuti anche in termini di efficienza, ma questo aspetto viene spesso sottovalutato. Eppure, in temp in cui le risorse pubbliche sono sempre più esigue e quelle private… pure… massimizzare i risultati della propria attività coerentemente alla mission può diventare un elemento cruciale per il perseguimento delle finalità statutarie. A volte può anche essere un elemento importante per valorizzare il proprio ente e, in casi estremi, per garantirne la sopravvivenza.

Possiamo utilizzare l’occasione della redazione e della diffusione del bilancio per fare qualche ragionamento sull’efficienza?

Certamente si.

Dobbiamo mutuare dal mondo profit qualche procedura di analisi e qualche indicatore numerico: mutuare però non significa applicarli sic et simpliciter, ma analizzarli e rielaborarli compatibilmente alla finalità sociale, mutualistica, del ETS.

Gli indicatori usati per analizzare e valutare i bilanci delle società profit sono innumerevoli: qui mi limiterò a trattare i quattro più comuni e diffusi, e precisamente il ROE, il ROI, il ROS e il ROD.

Il ROE (Return on equity) è calcolato come rapporto fra il reddito netto (delle imposte) e il patrimonio netto medio. Rappresenta quindi la capacità di una società di produrre redditività (che può trasformarsi in dividendi) a partire da una certa quantità di risorse finanziarie che sono state versate dagli azionisti e che costituiscono il capitale, incrementato nel tempo dalle riserve e depurato da poste negative, rettificate del patrimonio.

L’efficienza della gestione si può misurare usando una scala di paragone, in cui si mettono a confronto delle alternative possibili all’utilizzo di quelle risorse finanziarie: in altri termini, l’imprenditore potrà ritenersi soddisfatto dell’investimento fatto se il ROE sarà: a) positivo; b) positivo e superiore al tasso di inflazione (così si preserva anche il capitale versato); c) positivo e superiore ad un tasso di rendimento di attività finanziarie “free risk”; d) superiore al tasso di inflazione maggiorato del tasso di rendimento “free risk” (significa che si possono distribuire utili, mantenendo una parte degli utili in azienda, preservando il capitale dall’inflazione). Ovviamente se il ROE è negativo… la gestione non è stata efficiente e soddisfacente.

Posso pensare di applicare il ROE anche ad un ETS?

Sì, in parte.

Intanto ricordo che l’impresa sociale ha la possibilità di distribuire dividendi fino al massimo del 50% degli utili, sotto forma di aumento gratuito del capitale e nel limite del tasso di inflazione (cooperative sociali e simili), oppure nel limite dell’interesse massino dei buoni postali maggiorato id due punti e mezzo.

Quindi anche nel Terzo Settore la produzione di utili in misura tale da assicurare una remunerazione, sia pur contenuta, ai soci, comincia a diventare un elemento reale. (nota: per maggiori precisazioni si rinvia alla normativa sull’impresa sociale: DECRETO LEGISLATIVO 3 luglio 2017, n. 112)

Un ROE negativo significa che l’ETS ha consumato risorse proprie (riducendo così il proprio patrimonio); un ROE positivo ma inferiore al tasso di inflazione manifesta una tendenziale incapacità di preservare il valore del patrimonio dell’ente; un ROE positivo e superiore al tasso di inflazione manifesta una capacità di incremento del patrimonio in termini reali e non solo monetari.

Queste considerazioni vanno però rapportate alle politiche di gestione e sviluppo dell’ETS.

Infatti, a differenza dell’azienda profit, per la quale si può semplicemente presumere che l’obiettivo sia la distribuzione di dividenti (anche se una osservazione del genere è sicuramente semplicistica, ci sono situazioni anche nel profit in cui esistono obiettivi diversi, quanto meno a breve/medio termine), per l’ETS occorre estendere l’analisi: l’incremento del patrimonio in termini reali (che può contrastare con gli obiettivi di “non profittabilità” della sua natura) può invece ritenersi coerente, qualora, ad esempio, esista e sia esplicitato nella documentazione di bilancio (vedi prima parte di questo articolo) l’accantonamento di riserve da destinare ad investimenti importanti, funzionali allo scopo sociale dell’ETS.

Anche un ROE negativo, o positivo ma inferiore al tasso di inflazione, potrebbe ricevere una valutazione positiva dal punto di vista sociale: nell’anno precedente sono stati ottenuti risultati economici ragguardevoli (con creazione quindi di riserve patrimoniali) e quindi nell’anno successivo è stata ampliata l’attività, consapevoli che ciò avrebbe portato a risultati economici non positivi, ma finanziati dall’avanzo dell’esercizio precedente. La consapevolezza e la programmazione di una siffatta gestione (che sarebbe bene dichiarare e documentare per tempo) costituirebbe quindi un punto di merito e non una criticità!

Continua…

Chi è l'autore

Pluriennale esperienza in Banca d'Italia, dal 2002 è consulente finanziario indipendente, operando sia per aziende profit che per organizzazioni nonprofit nel campo delle relazioni banca-industria, sotto l'aspetto del credito, della finanza, della formazione. È Amministratore e Direttore di Cooperative Sociali e di organizzazioni non profit.

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