Liquidità: tenerla in banca oppure trovare altre soluzioni?

Stiamo assistendo da alcuni mesi a un altro caso di “decesso pilotato” di una banca italiana. Dopo le quattro banche “risolte” (che termine carino si usa adesso per dire che sono sostanzialmente fallite…) dell’anno scorso, ora è il turno di Monte dei Paschi di Siena.

Nel momento in cui sto scrivendo è appena arrivata la notizia che la Vigilanza Europea avrebbe negato la proroga di 20 giorni per la scadenza del piano di ricapitalizzazione che la governance di Montepaschi (con in testa l’ Amministratore Delegato Morelli, già dirigente di Jp Morgan e di Montepaschi, sanzionato alcuni anni fa da Banca d’Italia) ha ideato per evitare il dissesto della banca senese, avvalendosi di due advisor di rilievo come Mediobanca e Jp Morgan (ma guarda, ritorna proprio il nome di JPMorgan… sarà un caso, ma “Repubblica” riferisce che per questo piano di ricapitalizzazione gli advisor incasseranno una commissione di 450 milioni di euro).

Si parla già di procedure di “burden sharing” che dovrebbero salvare il più antico istituto bancario italiano, per evitare l’applicazione dell’ancora peggiore “bail in” previsto dalle Direttive Europee. Con buona pace dei risparmi degli obbligazionisti i quali, quasi certamente, contribuiranno al risanamento dei conti di MontePaschi con i loro risparmi, in tutto o in parte.

Se abbiamo obbligazioni Monte Paschi saremo certamente un po’ preoccupati… e se non ne abbiamo, possiamo veramente permetterci il lusso di guardare l’evolversi della vicenda senza riflettere sulle cause e soprattutto senza occuparci di cosa si può fare per evitare che situazioni analoghe possano capitare anche a noi?

Proviamo a farci alcune domande (che valgono sia per la liquidità di un ente non profit, per una società commerciale o per i risparmi personali):

  1. dove tengo la liquidità: in banca oppure investita in titoli di stato, in fondi comuni, in ETF, in polizze assicurative?
  2. la banca è solida o è a rischio di “bail in” o di un provvedimento di messa in liquidazione coatta amministrativa?
  3. quale è la forma tecnica con cui tengo la liquidità, si tratta di un conto corrente, un deposito a risparmio, un certificato di deposito o sono obbligazioni?
  4. quanto è l’ammontare medio e massimo della liquidità che tengo?

Se la risposta alla prima domanda è “la tengo investita in titoli di stato, in fondi comuni, in ETF oppure in polizze assicurative ecc.”, allora il discorso è più complesso e lo tratterò in un post futuro. Concentriamoci sulla liquidità depositata in banca.

 

Come faccio a sapere se la mia banca è sicura?

Da quando c’è stato il crack delle  quattro banche risolte si parla molto di CET1, che in effetti è il parametro principale che si trova se uno guarda le classifiche varie sulle banche (ad esempio quella realizzata dall’Università Bocconi per il Corriere) oppure ha la pazienza di leggere le relazioni al bilancio o i prospetti per l’emissione di obbligazioni (e spesso viene citata nella pubblicità come prova della solidità).

Per dirla in parole semplici, il CET1 è il rapporto fra le attività della banca, ponderate per il rischio (cioè i soldi che la banca investe per comprare titoli di stato sono ponderati a 0, si considera che non ci sia rischio; se le presta a una impresa sono ponderati ad 1; se sono sofferenze sono ponderate a 2) in rapporto con il capitale e le riserve della banca. Più le attività sono a rischio, quindi ad esempio, più sono le sofferenze e i crediti di dubbia esigibilità che la banca, più patrimonio le serve, perchè la BCE richiede che quel rapporto sia pari ad almeno 8, se diventasse più basso, allora la banca è a rischio di interventi della Vigilanza.

 

Ma è sufficiente conoscere il parametro CET1?

No, perchè questo rapporto è calcolato dagli organi interni della banca, per cui se gli amministratori sottostimano il rischio degli investimenti e dei prestiti che hanno fatto, il rapporto è rispettato, e magari largamente rispettato, ma la realtà può essere diversa.

Ad esempio, una BCC del Veneto aveva nel bilancio 2014 un bellissimo CET1 del 13,68. Nel 2016 però è stata messa in liquidazione coatta amministrativa, dopo una ispezione della Banca d’Italia che ha rilevato la presenza di moltissimi crediti di dubbia esigibilità, per i quali invece gli amministratori della Banca facevano valutazioni assai diverse.

 

Allora cosa si può fare per valutare la solidità della banca presso cui tengo la liquidità? Nei prossimi articoli entreremo nel dettaglio di questi aspetti.


Chi è l'autore

Pluriennale esperienza in Banca d'Italia, dal 2002 è consulente finanziario indipendente, operando sia per aziende profit che per organizzazioni nonprofit nel campo delle relazioni banca-industria, sotto l'aspetto del credito, della finanza, della formazione. È Amministratore e Direttore di Cooperative Sociali e di organizzazioni non profit.

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